Nuova norma per gli idranti antincendio

Anno 5 Nr. 7 - FOGLIO TECNICO del 24/11/2014

L’Ente di Unificazione Italiano ha recentemente pubblicato la revisione 2014 della norma tecnica UNI 10779 "Impianti di estinzione incendi - Reti di idranti - progettazione, installazione ed esercizio" avente per oggetto i requisiti prestazionali minimi per la progettazione, installazione ed esercizio delle reti di idranti destinate all’alimentazione di apparecchi di erogazione antincendio.
Senza alcuna pretesa di completezza e di esaustività, si riportano di seguito le principali novità introdotte nella nuova edizione.
Le reti di idranti vengono distinte in due tipologie:
- “reti di idranti ordinarie” permanentemente in pressione d’acqua, destinate alla protezione di attività ubicate all’interno di edifici (fabbricati e/o aree al chiuso);
- “reti di idranti all’aperto”, destinate alla protezione di attività ubicate all’aperto (campeggi, depositi, ecc.) che possono essere realizzate con reti di tubazioni permanentemente in pressione d’acqua o con reti di tubazioni a secco, in conformità alla nuova norma UNI/TS 11559.
Per entrambe le tipologie sono previsti i livelli di pericolosità (1, 2 e 3) e di prestazione (normale e elevata), opportunamente dettagliati nell’appendice B della norma, che da carattere “informativo”, torna ad essere di tipo “normativo”.
Le “reti di idranti ordinarie” sono a loro volta suddivise in due tipologie di protezione:
- Protezione interna (mediante l’installazione di idranti a muro e/o naspi).
- Protezione esterna (mediante l’installazione di idranti a colonna soprasuolo e/o idranti sottosuolo).
Per la protezione interna vengono meglio specificati i concetti di:
- “distanza geometrica”, corrispondente alla distanza tra ogni punto dell’area protetta e l’apparecchiatura di erogazione, fissata in massimo 20 m sia per gli idranti a muro che per i naspi;
- “raggiungibilità con il getto d’acqua” di ogni punto dell’area protetta, che dovrà essere ottenuta applicando la cosiddetta regola del “filo teso”, considerando cioè il reale stendimento ed il reale percorso della manichetta o tubazione (in pressione), in funzione degli ostacoli fissi presenti nell’area.
Ai fini della raggiungibilità sopra citata, viene consentito l’impiego di manichette fino a 25 m, per gli idranti a muro e di tubazioni semirigide fino a 30 m, per i naspi.
Per la protezione esterna resta invariata la distanza massima di 60 m tra gli idranti a colonna soprasuolo e/o idranti sottosuolo, ma viene espressamente richiesto il mantenimento di uno spazio libero, privo di ingombri, da definirsi a cura del progettista, per consentire il regolare utilizzo dell’apparecchiatura.
Il requisito generale di “raggiungibilità di ogni punto dell’area protetta”, richiesto per qualsiasi tipologia di rete di idranti prevista a progetto, dovrà essere garantito da almeno un apparecchio erogatore, tenendo conto del getto d’acqua ottenuto con quel dispositivo, che dovrà essere adeguatamente valutato e considerato dal progettista per una corretta disposizione delle apparecchiature.
Le “reti di idranti all’aperto” sono a loro volta suddivise in due tipologie di protezione:
- di capacità ordinaria (mediante l’installazione di idranti a muro e/o naspi, con almeno un idrante soprasuolo o sottosuolo dedicato al rifornimento dei mezzi di soccorso dei VVF).
- di grande capacità (mediante l’installazione di idranti a colonna soprasuolo e/o idranti sottosuolo).
Per le reti di idranti all’aperto, è previsto che ciascun apparecchio erogatore sia raggiungibile da qualunque punto dell’attività interessata dal pericolo di incendio, con percorsi reali non maggiori di:
- 45 m per gli idranti a colonna soprasuolo e/o gli idranti sottosuolo;
- 30 m per gli idranti a muro e/o i naspi.
La nuova edizione della norma UNI 10779 contiene inoltre ulteriori importanti novità, tra le quali:
- i criteri di dimensionamento dei sostegni, in caso di verifica analitica, per ciascuno dei quali deve essere considerato un carico pari a cinque volte il peso della relativa tubazione, piena d’acqua, con l’aggiunta di un carico accidentale di 120 kg;
- la definizione del diametro minimo dell’attacco di mandata per autopompa e del numero minimo di attacchi DN 70 da prevedere in funzione della tipologia di rete di idranti nella quale viene installato il dispositivo, nonché il relativo criterio di posa;
- la limitazione della pressione massima di esercizio, misurata al punto di connessione degli idranti a muro (pari a 0,7 MPa) e/o dei naspi (pari a 1,0 MPa) e le condizioni di posa degli eventuali riduttori di pressione;
- la possibilità di considerare, nel calcolo idraulico delle reti chiuse ad anello, tutte le tubazioni percorribili dal flusso dell’acqua;
- l’innalzamento a 1,5 MPa del valore minimo della pressione di prova della rete, nella fase di collaudo idrostatico dell’impianto;
Da ultimo si segnala che nella nuova versione della norma è stato eliminato l’obbligo di realizzare l’alimentazione idrica almeno di tipo singolo superiore, ai sensi della norma UNI EN 12845, per le reti di idranti nelle aree con livello di pericolosità 3.
In assenza di specifiche disposizioni normative, resta pertanto a carico del progettista l’analisi e la scelta responsabile del tipo di alimentazione idrica da realizzare in funzione delle caratteristiche di sicurezza ed affidabilità della protezione, richieste dal livello di pericolosità stabilito.
La vigente norma UNI 10779, infine, come già previsto in altre norme di recente emanazione, richiede che nella relazione di progetto sia affermata la conformità dell’impianto ai requisiti normativi oppure che siano evidenziati e motivati gli eventuali scostamenti.
In linea con l’attuale tendenza normativa verso un approccio sempre più a carattere prestazionale che non prescrittivo, la nuova norma UNI 10779 valorizza ulteriormente la figura del progettista, richiamandolo ad un livello di professionalità e competenza che siano all’altezza delle decisioni e delle responsabilità assunte, sulle quali sarà sempre più tenuto a rendere conto.

Giorgio Bonansea - Progettista impianti antincendio


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